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'u sintisti?, L'impennata

Chist’è o paese… delle EMERGENZE!!!

luglio 11, 2016

ulapino munnizza

Qualsiasi cosa accada in Sicilia è sempre un’emergenza. Troppa munnizza in giro: emergenza rifiuti. Manca l’acqua (in alcuni posti l’acqua mancu arriva): emergenza idrica. Troppa delinquenza: emergenza sicurezza. Troppo inquinamento: emergenza smog. Troppe macchina in giro: emergenza traffico… e potremmo continuare a non finire.

A noi del Lapino la cosa che pare assai curiosa è che molte cose, che non sono per nulla un’emergenza, addiventano emergenza. Aspettate un minuti ca pigghiamu ‘u vocabolario. Anzi ‘a Treccani. Leggiamo che:

emergènza s. f. [der. di emergere].. Circostanza imprevista, accidente: la congiuntura de’ tempi e delle e. (Salvini). Sull’esempio dell’ingl. emergency, particolare condizione di cose, momento critico, che richiede un intervento immediato, soprattutto nella locuzione stato di emergenza (espressione peraltro priva di un preciso significato giuridico nell’ordinamento italiano, che, in situazioni di tal genere, prevede invece lo stato di pericolo pubblico).

Ora con buona pace di titolisti di giornali, a noi ci riesce difficile sentire i politici parlare di emergenza. Voialtri ci dovete dire che circostanza imprevista è la munnizza per strada. Le discarica non è che si riempiono da un giorno all’altro. Forse una parola che dovrebbero imparare i politicanti è: pianificazione. E’ difficile, ‘u sapiemu. Ma se ci si pensasse prima alle cose un fussi megghiu?!?! E forse, forse i problemi si risolverebbero. Se invece una serie di meteoriti cadono sulla terra e distruggono le discariche… beh, in quel caso è vero emergenza. Ma accussì facemu chianciari i siddiati.

Ora ni fannu cririri che la colpa è di tizio a causa di caio perché sempronio fici dda cosa a tizio. E tizio ci rici che fu caio… e in tutto questo la vera emergenza su i siciliani che continuano a dormire…

Parra parra

Panelle e crocché nella munnizza: “Così esportiamo il Made in Sicily”

giugno 14, 2016
munnizza

Munnizza

Troppa munnizza c’è in Sicilia. E’ ora di dire basta. Ed ecco che allora la Regione corre ai ripari e sapete che s’inventa? Di mandare la spazzatura all’estero, per pacco posta. Ne parla pure La Repubblica.

A sto punto ecco che uno s’ingegna. Siccome a breve ci saranno pacchi e pacchi di munizza da inviare in Bulgaria, Portogallo e Romania, perché non farlo diventare un business turistico? Non è conto che la nostra munnizza è uguale a quella di uno di Milano.

Allora ecco un vademecum delle cose da inserire a breve nei sacchetti, in modo da potere esportare tutto il meglio. Panelle e crocché stanno al primo posto, poi ci potete cafuddare pure arance, limoni e frutta di stagione, che appena aprono i sacchitieddi sentono il ciuavuru della nostra terra. Infine il vino, come dimenticarlo. Si raccomanda di lasciare nella bottiglia la quantità per riempire almeno un bicchiere. Già chi deve ricevere i pacchi è stato avvisato di farsi trovare con un bicchiere in mano per un brindisi.

Ma sta cosa della munnizza all’estero non piace a tutti. Primi fra tutti i cenciaioli, che hanno avviato una campagna e scritto al sindaco per dire la loro sulla raccolta differenziata.
Lo slogan della nuova campagna che mischia rispetto per l’ambiente e turismo si chiama “Cchiù munnizza per tutti, la Sicilia si ciara pure all’estero”.