L'impennata, Sciatiri e matri

Lisca Bianca … cullata dal mare

luglio 19, 2016
Lisca Bianca

Lisca Bianca

Lo vedi quando si dice che il lavoro nobilita l’uomo? Pigliarono menti eccelse e quattro vecchi scanazzati e si misero insieme, in pace e tranquillità, per fare una cosa di quelle giuste: fare tornare a vivere uno scheletro.

Si chiama Lisca Bianca ed è una barca di quelle che si muovono con il vento. Ed era una lisca arrisiccuta quando questi picciotti la trovarono e ci venne in mente l’idea di farla tornare in acqua. Un simbolo per dire che niente è morto finché non è sepolto e chiunque, dal malacarne al professore, può metterci del suo per andarsi a fare un giro insieme fra le onde del mare.

Perché lui, il mare, non guarda in faccia a nessuno, ma no perché è cattivo, perché lui culla tutti quelli che ci si distendono sopra.

E così una combriccola di amici della bella Palermo talìa stu scheletro e pensa che questa barca deve tornare a fare il suo lavoro, navigare. E per farlo deve fare lavorare gente che se si incontra per strada magari finisce a bastonate da orbi. Si arricampano piccioli, istituzioni e soprattutto buona volontà, che quella che fa arrìniesciri tutte cose.

Travagghiano e travagghiano: immigrati, carcerati, sociologi e cristiani qualunque. E succede che la lisca pigghia arrìeri panza, addiventa un bello pesce in carne e con la livrea colorata. La barca torna a vivere e sopra ci acchianano le speranze e i sogni di quelli che ci hanno travagghiato e di quelli che hanno solo guardato ma si sono emozionati a questa storia.

E la storia, u primo tempo, finisce qua. Perché Lisca Bianca è pronta ad andare in acqua a fine luglio. A cullare gente e a farsi cullare, in compagnia di chi, sulla terraferma, si pigghia a bastunate ma che in mare diventa compagno d’avventure.

Per saperne di più www.liscabianca.com

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