L'impennata

Sicilia, tutti al mare…fra i rifiuti

giugno 22, 2016
Sicilia, al mare fra i rifiuti - @PinoTerracchio

Sicilia, al mare fra i rifiuti – @PinoTerracchio

Siamo di fronte a un fatto strano, il caldo lo sappiamo può dare alla testa, tanto è che uno spesso dice: “Cheffà, u cavuru ti pigghiò in testa?”. Già sulla spiaggia o mentre uno è accartocciato sugli scogli il sole è caldo, pensa pensa emntre sei a bordo di una bella varcuzza o un gommone di questi tischi toschi.

E la questione qual è, che palermitani, agrigentini, catanesi e via dicendo con tutta la Sicilia, si va a mare armati di panini con le panelle, bottiglie di birra, pasta al forno avvolta nei sacchetti, bottiglie di acqua ghiacciata e così via. A fine giornata, mannaggia a stu cavuru, alcuni perdono la memoria. Non si ricordano più quali sono i propri rifiuti e i propri sacchitieddi.

E siccome qua in Sicilia c’è tutta gente per bene, per evitare di essere accusati di furto di sacchetti di munnizza, gli stessi che li hanno portati li lasciano lì, sulla spiaggia e sugli scogli. Forse sperando di ritrovarli l’indomani o la volta successiva ma a mente fresca, che la memoria ritorna.

Diverso è il caso di quelli che si fanno la nisciuta in gommone vicino alla costa, negli stessi punti di attracco che si possono raggiungere con due bracciate. Lì il blu crea un effetto simile a quello del deserto, il miraggio, si vedono cose che non ci sono. E il mare ad alcuni naviganti appare come una discarica galleggiante.

E fra nuotate nella munnizza e passeggiate nella battigia inquinata c’è i chianciri. Ma una cosa si può fare: non fatevi “pigghiare ru cavuru”.

La vignetta è di Pino Terracchio

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