Sciatiri e matri

Prova a contattare un latitante: insegnami a sparire

giugno 27, 2016
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Voleva scappare, provare a fuggire da tutto e non farsi trovare più, proprio come i latitanti; così ha provato a contattarne uno, con pizzini e anche su facebook.

Lui, cinquant’anni, impiegato comunale, era arrivato ad un bivio: la moglie gelosa che non separava mai lo sguardo dal suo telefonino, le bollette del gas in costante aumento per la nuova passione della consorte, quella di iniziare ad imparare le pietanze del mondo oltre a quelle siciliane; le tasse scolastiche dei tre figli che volevano studiare a tutti i costi invece di andarsene a lavorare e poi loro, gli animali domestici, che a polpette e croccantini costavano quanto le esigenti dame del sultano.

Era ora di scappare. Per questo, l’unico modo per non farsi trovare più, era quello di contattare un esperto del settore. L’uomo ha così iniziato a scrivere pizzini e a mandare messaggi su facebook, sperando che qualche ricercato fosse interessato a insegnare alcune delle sue tecniche.

Un ma firu cchiù” (non ne posso più) scriveva, aiutami a fuggire. Ma la risposta tardava ad arrivare: i pizzini, lasciati nei luoghi che i telegiornali indicavano come probabili roccarforti dei latitanti, sono stati scambiati per messaggi destinati a qualche amante che si faceva attendere. E i post sui social venivano lasciati senza neanche i mi piace di moglie e figli. Sembrava lo avessero abbandonato ai conti e alle bollette. Così aveva deciso di fare valigie e via. Si era scritto su un foglio: “Non scordare calzini e mutante, una al giorno”.

E invece no. Un articolato sistema di intelligence familiare ha bloccato l’uomo davanti alla soglia di casa. “Ti pare che non l’abbiamo capito che ti vuoi scansare il Natale coi parenti e la lista dei regali?”, ha gridato la moglie prima ancora che la porta fosse chiusa. “Gli puoi dire a quelli del comune che tu non puoi lavorare in quei giorni, che è festivo. Mia moglie mi ha detto che se non ci vado chiama l’avvocato, digli così che vedi che ti danno il giorno libero”.

Passò quel giorno in fila alla posta per pagare le bollette in scadenza.

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