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Panelle e crocché nella munnizza: “Così esportiamo il Made in Sicily”

giugno 14, 2016
munnizza

Munnizza

Troppa munnizza c’è in Sicilia. E’ ora di dire basta. Ed ecco che allora la Regione corre ai ripari e sapete che s’inventa? Di mandare la spazzatura all’estero, per pacco posta. Ne parla pure La Repubblica.

A sto punto ecco che uno s’ingegna. Siccome a breve ci saranno pacchi e pacchi di munizza da inviare in Bulgaria, Portogallo e Romania, perché non farlo diventare un business turistico? Non è conto che la nostra munnizza è uguale a quella di uno di Milano.

Allora ecco un vademecum delle cose da inserire a breve nei sacchetti, in modo da potere esportare tutto il meglio. Panelle e crocché stanno al primo posto, poi ci potete cafuddare pure arance, limoni e frutta di stagione, che appena aprono i sacchitieddi sentono il ciuavuru della nostra terra. Infine il vino, come dimenticarlo. Si raccomanda di lasciare nella bottiglia la quantità per riempire almeno un bicchiere. Già chi deve ricevere i pacchi è stato avvisato di farsi trovare con un bicchiere in mano per un brindisi.

Ma sta cosa della munnizza all’estero non piace a tutti. Primi fra tutti i cenciaioli, che hanno avviato una campagna e scritto al sindaco per dire la loro sulla raccolta differenziata.
Lo slogan della nuova campagna che mischia rispetto per l’ambiente e turismo si chiama “Cchiù munnizza per tutti, la Sicilia si ciara pure all’estero”.

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